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23-04-2016

Posted by in Medicina, Prima Pagina, Società | Comments Off on Vac­cini: come ven­gono prodotti?

Vac­cini: come ven­gono prodotti?

Abbi­amo già par­lato di come fun­zio­nano i vac­cini e del per­chè siano così impor­tanti per il nos­tro benessere e per la nos­tra soprav­vivenza come specie.
Oggi par­lamo della pro­duzione dei vac­cini e di come sia pos­si­bile pro­durre indus­trial­mente sostanze che istru­is­cano così effi­cace­mente il nos­tro sis­tema immu­ni­tario, riducendo quasi a zero i rischi.

Le colture batteriche e virali

Per poter dis­porre degli anti­geni nec­es­sari a cos­ti­tuire i vac­cini, bat­teri e virus vanno colti­vati. Si tratta pro­prio di crescere tali micror­gan­ismi come si fareb­bero crescere delle piante: si prepara il “ter­reno fer­tile” e li si nutre, facen­doli molti­pli­care fino a quando se ne ottiene una quan­tità suf­fi­ciente.
Il “ter­reno” di coltura, nel caso dei bat­teri, è un liq­uido nutri­ente che con­tiene tutti prin­cipi nec­es­sari alla colo­nia bat­ter­ica per crescere rap­i­da­mente di numero. Nel caso dei virus, si uti­liz­zano col­ture di cel­lule sac­ri­f­i­cali, che ver­ranno aggred­ite dai virus e uti­liz­zate da esso per molti­pli­carsi. Un esem­pio par­ti­co­lare di coltura virale è l’utilizzo di uova di gal­lina fer­til­iz­zate (trovate il video qui, ma guar­datelo solo se siete vera­mente sicuri, per­chè l’uovo fecondato verrà aperto).

vaccino uova

Le con­dizioni di coltura sono spesso molto com­p­lesse da real­iz­zare, per­tanto le aziende spe­cial­iz­zate nel set­tore uti­liz­zano sis­temi ad alta tec­nolo­gia e spendono anni (ed enormi risorse) per effet­tuare la ricerca sci­en­tifica nec­es­saria. Le con­dizioni nec­es­sarie sono ovvi­a­mente rese ancora più com­p­lesse per la peri­colosità dei micror­gan­ismi trat­tati, per­tanto sis­temi di sicurezza, di fil­trazione dell’aria e di ster­il­iz­zazione sono sem­pre uti­liz­zati per garan­tire l’incolumità dei lavo­ra­tori e del pub­blico.

batteri coltura

Una pro­ce­dura addizionale è quella di mod­i­fi­care geneti­ca­mente muffe e altri bat­teri per la pro­duzione dell’antigene come sot­to­prodotto delle loro attiv­ità fisi­o­logiche. In questo modo si può ridurre la peri­colosità delle sin­gole col­ture e quindi i costi rel­a­tivi. Ovvi­a­mente, anche per questo metodo, è nec­es­sario effet­tuare una lunga e com­p­lessa ricerca sci­en­tifica.

Estrazione dell’antigene

Una volta ottenuta una quan­tità suf­fi­ciente di micror­gan­ismi, la coltura viene purifi­cata, fil­trando ed elim­i­nando i residui della coltura di crescita. Riman­gono così nella soluzione ottenuta sola­mente gli organ­ismi di inter­esse per la pro­duzione del vac­cino.
Gli organ­ismi quindi ven­gono inat­ti­vati o atten­uati, ovvero resi com­ple­ta­mente inermi (o quasi, nel caso dell’attenuazione) medi­ante riscal­da­mento o agenti chimici, come la formaldeide. Questo pas­sag­gio è molto del­i­cato, per­chè i micror­gan­ismi devono essere resi inof­fen­sivi, ma la loro capac­ità di causare una reazione immu­ni­taria deve rimanere pre­sente. Più il vac­cino è inat­ti­vato e più ne sarà nec­es­sario som­min­is­trare per ottenere l’immunizzazione com­pleta.
Il prob­lema non si pone se da questi micror­gan­ismi è pos­si­bile estrarre diret­ta­mente l’anti­gene, ovvero il “marker” (una sostanza carat­ter­is­tica e unica) che li iden­ti­fica. In questo caso l’antigene viene sep­a­rato dagli organ­ismi nocivi e si garan­tisce mas­sima effi­ca­cia senza alcun ris­chio per il paziente.

anticorpo

La soluzione vaccinale

Iso­lata la sostanza con potere anti­genico (che ora chi­amer­emo “anti­gene”, anche nel caso siano micror­gan­ismi inat­ti­vati o atten­uati oppure il solo anti­gene), la si inserisce in una soluzione svilup­pata spec­i­fi­cata­mente per essere som­min­is­trata ad un paziente. Questa soluzione ha quindi un pH bio­com­pat­i­bile, una salin­ità cor­retta e può con­tenere una sostanza detta adi­u­vante, la quale induce una risposta immu­ni­taria più forte nel paziente, onde aiu­tarlo ad immu­niz­zarsi.
La soluzione può inoltre essere poli­va­lente, ovvero con­tenere più di un vac­cino: è il caso della famosa “esava­lente” che tutti noi abbi­amo fatto (e se non l’avete fatta, fatela subito!).
L’elaborazione della soluzione vac­ci­nale è un processo che sem­bra sem­plice, ma è in realtà anch’esso lungo e com­p­lesso, spe­cial­mente nel caso di vac­ci­nazioni poli­valenti.

Packaging

Cre­ata la soluzione, è il momento del pack­ag­ing, ovvero della cos­ti­tuzione della forma finale in cui il vac­cino può essere ven­duto e dis­tribuito. Anche qui il processo può essere lungo e labo­rioso, in quanto certi vac­cini non sono sta­bili in soluzione, per­tanto vanno con­ge­lati, polver­iz­zati e dis­tribuiti in polveri che ver­ranno dis­ci­olte solo al momento dell’iniezione. I vac­cini pos­sono anche essere sen­si­bili alla luce e/o al calore, per­tanto dovranno essere con­fezionati, trasportati e con­ser­vati in con­dizioni pre­cise.
Ovvi­a­mente tutti questi pro­cessi sono stret­ta­mente sorveg­liati e devono garan­tire la mas­sima steril­ità e affid­abil­ità del prodotto.

vaccino packaging

L’ora della puntura!

Una volta rice­vuto il prodotto, i medici lo som­min­is­trano alla popo­lazione sec­ondo le speci­fiche modal­ità d’uso. Molti vac­cini ven­gono ini­et­tati, ma alcuni ad esem­pio devono essere inger­iti (tifo). Alcuni vac­cini richiedono richi­ami, quindi som­min­is­trazioni mul­ti­ple a dis­tanza set­ti­mane, mesi o anni.

L’importante è ascoltare sem­pre le indi­cazioni dei medici, soprat­tutto degli immunologi (che sono appunto gli esperti del sis­tema immu­ni­tario!) ed essere asso­lu­ta­mente sicuri di essere vac­ci­nati per tutte le malat­tie in cui si può entrare in con­tatto. E con i mod­erni trasporti capaci di portare per­sone rap­i­da­mente da una parte all’altra del mondo, è spesso bene vac­ci­narsi anche per malat­tie che si riten­gono troppo lon­tane per essere con­tratte :)

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