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2-04-2016

Posted by in Fisica, Prima Pagina, Tecnologia | Comments Off on Il sis­tema anti­tac­cheg­gio

Il sis­tema anti­tac­cheg­gio

A tutti è cap­i­tato nella vita di pas­sare attra­verso le porte di un negozio e far scattare l’allarme del sis­tema anti­tac­cheg­gio, mag­ari pren­den­dosi un mezzo infarto. E’ infatti ris­a­puto che queste targhette che tro­vi­amo sui vestiti vengano “sen­tite” da quelle porte metal­liche a forma di arco poste all’uscita dei negozi.

Ma come fun­ziona il sis­tema anti­tac­cheg­gio? Come fanno i sen­sori a sen­tire la pre­senza di queste targhette così pic­cole, mag­ari nascoste? E per­chè i sen­sori pos­sono scattare por­tando oggetti dall’esterno?

Esistono tre tipi di sis­temi anti­tac­cheg­gio fon­dati sull’utilizzo di bar­rette e ade­sivi, dis­tinti in base al prin­ci­pio di fun­zion­a­mento.

Sistema antitaccheggio a radiofrequenza

antitaccheggio radiofrequenza

Questo sis­tema si basa su un cir­cuito a forma di spi­rale, molto sot­tile, che funge da antenna rice­vit­rice ed emet­titrice. Questo cir­cuito è molto sem­plice e molto eco­nom­ico, per­tanto viene appli­cato su etichette ade­sive usa e getta su ogni oggetto da pro­teggere dal furto. In questo sis­tema, gli archi all’uscita del negozio sono di due tipi: emet­ti­tori e rice­vi­tori, i quali lavo­rano in cop­pia. L’arco emet­ti­tore emette un seg­nale radio costante nelle pro­prie imme­di­ate vic­i­nanze: questo viene inter­cettato da una targhetta suf­fi­cien­te­mente vic­ina, la quale riemette un seg­nale carat­ter­is­tico che viene rac­colto dall’arco rice­vi­tore. Quando questo suc­cede, scatta l’allarme.
Il sis­tema è anche con­fig­ura­bile su diverse radio fre­quenze, ad esem­pio per dif­feren­ziarla da quella di altri negozi, per evitare che targhette estra­nee inter­agis­cano erronea­mente con i sen­sori. Si pos­sono anche impostare più fre­quenze, che ver­ranno cicli­ca­mente con­trol­late dal sis­tema per dis­tinguere tra targhette di vario genere, mag­ari appli­cate su prodotti di diversa natura.
Per dis­at­ti­vare la targhetta, si usa un emet­ti­tore di radiofre­quenza rel­a­ti­va­mente potente (molto più potente di quello dei sen­sori ad arco) che manda in sovrac­carico il cir­cuito e lo dis­abilita per­ma­nen­te­mente.

Sistema antitaccheggio elettromagnetico

antitaccheggio elettromagnetico

Il sis­tema elet­tro­mag­netico usa un debole campo mag­netico oscil­lante per ril­e­vare targhette di mate­ri­ale mag­netico, con­te­nente ferro. Questo mate­ri­ale mag­netico è facil­mente sat­u­rato dal campo mag­netico emesso dal trasmet­ti­tore, ovvero rag­giunge rap­i­da­mente la sua mas­sima mag­ne­tiz­zazione ogni volta che il campo mag­netico oscilla. Il mate­ri­ale è fatto in modo da emet­tere un seg­nale carat­tetis­tico quando rag­giunge la mas­sima mag­ne­tiz­zazione, il quale viene rac­colto dall’arco rice­vi­tore. Quando questo seg­nale carat­ter­is­tico viene ril­e­vato, sig­nifica che c’è una targhetta attiva nel rag­gio d’azione del sis­tema anti­tac­cheg­gio, quindi scatta l’allarme.
La targhetta viene dis­at­ti­vata da forti campi mag­netici, quindi viene sem­plice­mente pas­sata su un potente mag­nete al momento del paga­mento, mag­ne­tiz­zan­dola sta­bil­mente e ren­den­dola quindi inerte. Un van­tag­gio di questa targhetta è che può essere smag­ne­tiz­zata nuo­va­mente e quindi riu­ti­liz­zata.

Sistema antitaccheggio magneto-acustico

antitaccheggio magneto-acustico

Questo è il sis­tema di più recente inven­zione, che uti­lizza una targhetta con­te­nente una sot­tile striscia di ferro e un campo mag­netico ad impulsi. Quando un mate­ri­ale mag­netico entra all’interno di un campo mag­netico, cam­bia leg­ger­mente le sue dimen­sioni per via di un leg­geris­simo sposta­mento nella dis­tribuzione degli elet­troni nel mate­ri­ale. Quando questo avviene, la striscia emette un seg­nale che viene rac­colto dal rice­vi­tore. Questo fenom­eno si chiama mag­ne­tostrizione e il suo agget­tivo è mag­neto-acus­tico; “acus­tico” per­chè in un campo mag­netico pul­sato la striscia inizia a vibrare, cam­biando rit­mi­ca­mente le sue dimen­sioni, dila­tan­dosi e com­pri­men­dosi ad una fre­quenza par­ti­co­lare, cau­sando un seg­nale carat­ter­is­tico. Questo sis­tema è molto effi­cace per­chè il rice­vi­tore può anal­iz­zare il seg­nale e capire se è effet­ti­va­mente una targhetta com­pat­i­bile con quelle del pro­prio negozio ad emet­terlo oppure se si tratta sola­mente di un falso allarme. La targhetta si dis­abilita smag­ne­tiz­zan­dola, e la si riat­tiva rimag­ne­tiz­zan­dola, quindi può essere riu­ti­liz­zata più volte.

Conclusioni

antitaccheggio

Questi sis­temi sono par­ti­co­lar­mente effi­caci nella deter­renza di furti all’interno dei negozi, anche se furti di ogni tipo con­tin­u­ano comunque ad avvenire in un modo o nell’altro.
A volte sorge la domanda del per­chè i sen­sori anti­tac­cheg­gio siano così evi­denti all’entrata di un negozio: in effetti potreb­bero anche essere nascosti senza grandi costi aggiun­tivi, ma la ragione prin­ci­pale è la deter­renza ad effet­tuare furti, un po’ come il cartello “attenti al cane” o le finte tele­camere di sorveg­lianza.
In questi sis­temi ogni tanto si ver­i­f­i­cano falsi allarmi, ad esem­pio per via di oggetti metal­lici che pos­sono causare un seg­nale con­fuso con quello di una targhetta. Oppure può accadere che un negozio non smag­ne­tizzi a suf­fi­cienza una targhetta, il che la rende attiva in un negozio con sen­sori impo­stati su para­metri più sen­si­bili.

Detto questo, non resta che augu­rarvi buon tac­cheg­gio acquisto! :)

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