Get a site
29-03-2016

Posted by in Medicina, Prima Pagina, Società | Comments Off on Dipen­denza dalla droga: come fun­ziona real­mente?

Dipen­denza dalla droga: come fun­ziona real­mente?

La dipen­denza dalla droga è un fenom­eno sociale dev­as­tante, sia per­chè rov­ina vite con gli effetti diretti e indi­retti delle droghe stesse, sia per­chè ali­menta le orga­niz­zazioni crim­i­nali che lucrano sulla debolezza di intere fasce della popo­lazione.

Fino ad ora il con­senso sci­en­tifico e sociale era che la dipen­denza da droghe era fisi­ca­mente causata dalle droghe, che mod­i­f­i­cano il cervello in modo da dare una irre­sistibile dipen­denza fisica. Insomma, una volta iniziato è estrema­mente dif­fi­cile smet­tere per­chè la stessa fisi­olo­gia del cervello è com­pro­messa e richiede la droga in ques­tione per fun­zionare cor­ret­ta­mente, pena l’astinenza, ovvero l’insorgenza di mal­ori di vario tipo ed entità a sec­onda della droga e dello stato della dipen­denza.

cranio droga

Seguendo queste nozioni, è da più di un sec­olo che la soci­età civile cerca di com­bat­tere questo fenom­eno, prin­ci­pal­mente con la repres­sione, e il motivo è chiaro: se è la droga stessa ad inquinare il cervello, allora la droga deve sparire e spari­ranno i nos­tri prob­lemi.
Questa lotta però è da sem­pre stata fal­li­mentare, a tal punto da aiutare i traf­fi­canti di droga e peg­gio­rare il fenom­eno. Infatti, la repres­sione avviene soli­ta­mente tramite la pre­ven­zione in varia maniera dell’arrivo della droga sul mer­cato (arresti, con­fis­che, dis­truzioni di pianta­gioni…), che però ha l’effetto indesider­ato di aumentare il prezzo della droga stessa. Questo per­chè la repres­sione agisce sull’offerta soltanto: dimin­u­endo l’offerta e man­te­nendo costante la domanda, si aumenta inevitabil­mente il prezzo, ren­dendo para­dos­salmente più con­ve­niente e più desider­abile traf­fi­care droga.

L’errore fondamentale

Tutto questo accade per­chè c’è la con­vinzione ben rad­i­cata che la causa della dipen­denza dalla droga sia la droga stessa. Ma è cor­retta questa con­vinzione? Fun­ziona real­mente così il processo di dipen­denza?

Vedi­amo per prima cosa da dove dis­cende questa con­vinzione.
L’esperimento clas­sico è quello del topo di lab­o­ra­to­rio: al topo, nella sua gab­bia, ven­gono offerti due dis­penser con due tipi di acqua. Uno con­tiene acqua pura, l’altro con­tiene acqua con­te­nente droga, eroina o cocaina. Quando il topo prova l’acqua dro­gata, inizia ad uti­liz­zarla rego­lar­mente, a quan­tità sem­pre mag­giori, fino a che non muore di over­dose. L’esperimento venne ripetuto parec­chie volte e l’esito era prati­ca­mente sem­pre lo stesso.
L’unica con­clu­sione pos­si­bile è che la droga quindi causa una mod­i­fi­cazione della fisi­olo­gia del cervello che porta a una dipen­denza così forte che l’individuo causa la sua stessa morte.

topo droga beve

Eppure, c’è un par­ti­co­lare di cui il Dot­tor Bruce Alexan­der non era con­vinto: il topo era chiuso in una gab­bia, da solo, senza nulla da fare se non drog­a­rsi. Allora il Dott. Alexan­der decise di costru­ire Rat Park, il parco giochi dei topi, una Dis­ney­land per rodi­tori piena di cibo, tanti topi (i topi sono ani­mali molto socievoli tra loro), e tanti gio­cat­toli. Anche lì, Alexan­der e i suoi col­lab­o­ra­tori pro­posero ai topi la fatidisca scelta: acqua nor­male o dro­gata. E i topi bevvero prati­ca­mente solo acqua nor­male.

Per quanto l’esperimento venne ripetuto, l’esito era sem­pre lo stesso: l’acqua che i topi beve­vano era prati­ca­mente solo quella nor­male, nes­sun topo diven­tava dipen­dente dalla droga e asso­lu­ta­mente nes­sun topo è morto di over­dose durante gli esper­i­menti.
E per­chè avreb­bero dovuto? La loro vita era tutto ciò che un topo possa desider­are: cibo, giochi, amici, amore e nes­sun preda­tore.

topi droga

L’esperimento Vietnam

Ma forse tutto questo avviene solo nei topi, bisognerebbe capire se un ragion­a­mento sim­ile si può appli­care anche al cervello umano. Come si sa, ogni sostanza può agire in maniera dif­fer­ente a sec­onda della specie, per via delle dif­ferenze fisi­o­logiche.
In realtà, ci sono dati sugli umani, eccome: si tratta della guerra del Viet­nam.

In Viet­nam il 20% delle truppe Amer­i­cane uti­liz­zava eroina rego­lar­mente durante il loro peri­odo sul campo. La popo­lazione Amer­i­cana era estrema­mente pre­oc­cu­pata, per­chè temeva il ritorno in patria di centi­naia di migli­aia di ex-com­bat­tenti dipen­denti da una tale droga pesante dai noti effetti dev­as­tanti.
Eppure, il 95% dei sol­dati, una volta tor­nati a casa, smise di usare eroina.

Per­chè?
E’ sem­plice: quando si è al fronte a com­bat­tere una guerra orri­bile, con la pos­si­bil­ità di uccidere o essere uccisi a ogni passo e nes­suna via d’uscita, l’uso di droghe pesanti è un pen­siero molto attraente. E’ come trovarsi da soli in una gab­bia, come il topo del primo esper­i­mento.
Ma una volta tor­nati indi­etro i sol­dati si sono ritrovati in Rat Park, ver­sione umana: famiglia, amici, una soci­età sicura e ben­es­tante, una vita nor­male e felice. E non ave­vano più bisogno di usare droghe per sen­tirsi bene.E allora capi­amo quanto sia impor­tante il recu­pero delle vit­time, non la repres­sione nella lotta alla droga. Quando sia impor­tante la soci­età in cui vivi­amo e non quanto dura­mente reprim­i­amo l’uso didroghe.
Se la soci­età fosse tal­mente sta­bile e ben fun­zio­nante da garan­tire una vita piena senza bisogno di “barare” dro­gan­dosi, la domanda per le droghe calerebbe e il fenom­eno scen­derebbe a liv­elli meno peri­colosi.

Tutto questo è stato causato da esper­i­menti errati che hanno con­dotto a con­clu­sioni errate. Perfino pres­ti­giose riv­iste sci­en­ti­fiche come Sci­ence e Nature respin­sero gli arti­coli del gruppo di Alexan­der, riv­e­lando come perfino la comu­nità sci­en­tifica possa riv­e­larsi miope e ben poco sag­gia e con­tribuire a gravi prob­lemi sociali, invece che risolverli.

Certo, anche queste sono tut­tora teorie e c’è ancora molta strada e molta ricerca da fare in mer­ito, ma final­mente sem­bra che il dibat­tito si stia spo­stando da “come reprim­i­amo” a “come real­mente pos­si­amo risol­vere la ques­tione” e final­mente nuove teorie stanno riv­i­tal­iz­zando un dibat­tito che si è impaludato da troppo tempo.
Forse sarebbe con­venuto par­larne prima! :)

Questo arti­colo è ampia­mente ispi­rato al video di Kurzge­sagt — In a Nut­shell, uno stra­or­di­nario canale Youtube di divul­gazione sci­en­tifica. Mi rac­co­mando, guar­date il video e seguite il canale! :)

Comments are closed.